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Autoclave
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Il termine mwawautoclave, costituito dal mwbaprefissoide di origine greca mwbqauto- e da mwbgclavis, ossia "chiave" in latino, indica in senso stretto un tipo di chiusura ermetica in cui la differenza di pressione tra l'interno e l'esterno del recipiente agevola la tenuta. Il sistema cioè si "chiude da solo".
Il termine si usa in senso esteso per indicare i contenitori e gli apparecchi che utilizzano questo sistema di chiusura, come per esempio i grandi contenitori industriali per la fermentazione del mwcamosto, i forni per la mwcqsterilizzazione usati in ambito ospedaliero e nell'mwcgindustria alimentare o anche i portelloni di mwcwaeroplani e mwdaastronavi dove è la differenza di pressione tra l'interno e l'esterno della cabina a rendere ermetica la chiusura.
Comunemente con autoclave si intendono gli impianti per incrementare la pressione dell'mwdgacqua potabile rispetto alla mwdwrete di distribuzione (anche se in tali apparati la chiusura autoclave non è più utilizzata).
In ambito domestico la pentola a pressione ha una chiusura "autoclave"
Contents
• Note
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Chiusura autoclave
Una chiusura autoclave è costituita da una piastra o portello che si appoggia all'apertura dal lato interno del contenitore con l'interposizione di una mwgaguarnizione. Inizialmente il portello è tenuto in sede per mezzo di mwgqmolle o mwggviti con limitata pressione. Quando all'interno del recipiente si sviluppa una pressione, il portello viene premuto contro la sede con una mwgwforza pari alla pressione moltiplicata per la mwhasuperficie dell'apertura. Se in una chiusura comune con portello esterno la pressione tende ad aprire il pannello e quindi a ridurre la mwhqtenuta, nell'autoclave l'effetto della pressione è di aumentare invece la tenuta.
Per questo motivo il sistema è usato nei contenitori destinati a contenere liquidi a pressione elevata, come tini di fermentazione, forni per mwhwsterilizzazione, mwiascaldaacqua, ecc. I portelli dei mwiqsommergibili e mwigsottomarini sono installati sulla parte esterna dello scafo in modo che per effetto della pressione dell'mwiwacqua, superiore a quella interna, agiscano come autoclavi.
Autoclave per l'acqua potabile
L'acqua potabile viene consegnata all'utente a una mwjgpressione variabile, dipendente dal punto di consegna e dal periodo della giornata in base all'andamento del consumo, che produce mwjwperdite di carico nelle mwkatubazioni.
Solitamente la pressione è nell'ordine di alcuni mwkgbar, e poiché un bar, ovvero circa la pressione esercitata da una mwkwmassa di 1mwla kg su una superficie di 1mwlq cm², equivale alla pressione esercitata da una mwlgcolonna d'acqua alta poco più di 10mwlw m, la sola pressione di rete consente all'acqua di raggiungere un'altezza di alcune decine di metri. Anche in un palazzo di altezza minore, però, gli ultimi piani potrebbero ricevere una pressione insufficiente per il corretto funzionamento di alcuni apparecchi e un flusso d'acqua limitato e instabile.
Per ovviare a questi inconvenienti si utilizzano impianti in grado di incrementare la pressione dell'acqua. Questi impianti sono comunemente definiti mwmqautoclave, poiché i serbatoi di accumulo possono avere un portello di ispezione e pulizia di tipo a tenuta mwmgautoclave.
Struttura e funzionamento
Un generico impianto di un'autoclave è costituito da:
• un serbatoio di accumulo per immagazzinare una certa quantitá d'acqua in arrivo dalla rete (non sempre presente),
• una mwpapompa elettrica, solitamente di tipo centrifugo, con mwpqportata e mwpgprevalenza adeguate,
• un mwqavaso d'espansione, ovvero un contenitore a pressione in cui è presente una mwqqcamera d'aria, chiamato anche mwqgpolmone,
• un mwrapressostato, cioè un mwrqinterruttore in grado di accendere la pompa in funzione della pressione dell'acqua.
L'acqua ricevuta dall'mwrwacquedotto viene spinta nel polmone con una pressione maggiore di quella di rete per azione della pompa. In questo contenitore è presente una camera d'aria che per effetto della pressione si comprime, agendo come una mwsamolla, in modo che allo spegnimento della pompa l'acqua venga mantenuta in pressione. Un pressostato avvia la pompa quando la pressione è inferiore a un limite minimo e la spegne al raggiungimento del valore massimo prefissato.
La presenza dell'aria nel contenitore è necessaria perché, dal momento in cui la pompa si arresta, un piccolo prelevamento di liquido provocherebbe un repentino calo di pressione nell'impianto privato. Il serbatoio pneumatico agisce quindi come un accumulatore e consente alla pompa di distanziare nel tempo gli intervalli di funzionamento, evitando un continuo susseguirsi di accensioni e spegnimenti, causa di usura e di pericolosi mwsgcolpi d'ariete.
La mwtabolla d'aria può trovarsi a diretto contatto con l'acqua oppure, nel caso in cui l'impianto sia dotato di vaso d'espansione, i due fluidi possono essere separati da una membrana elastica. Nel primo caso l'aria tende a mwtqsolubilizzarsi nell'acqua ed è necessario ripristinarne periodicamente il mwtgvolume per mezzo di un mwtwcompressore. Questa seconda soluzione previene il problema della perdita di aria ma limita la dimensione dell'impianto e ne riduce l'affidabilità poiché il vaso d'espansione è soggetto a usura.
Altri elementi possono aggiungersi per completare l'impianto. Negli impianti mwuqcondominiali è spesso presente un mwuginterruttore orario che spegne l'impianto nelle ore notturne per evitare rumori molesti. Di notte, l'assenza dell'autoclave non è sentita perché l'utilizzo dell'acqua diminuisce e le perdite di carico sono molto più limitate, anche l'acqua proveniente dall'acquedotto pubblico avrà pressione di consegna maggiore che di giorno.
Le normative prevedono che l'acqua giunga all'utilizzatore per effetto della sola pressione di rete e non è consentito aspirarla dall'acquedotto. Per evitare questa eventualità si possono utilizzare contenitori di arrivo a mwvapelo libero, ovvero a pressione ambiente, mantenuti a livello con un mwvqgalleggiante e da cui l'autoclave aspira l'acqua. In assenza del serbatoio di ingresso, può essere presente un pressostato che spenga l'impianto qualora la pressione di rete scenda sotto un limite prefissato.
Autoclave per sterilizzazione a vapore
Il sistema ad autoclave viene impiegato anche per la chiusura dei recipienti in pressione nei quali si sterilizzano gli strumenti chirurgici tramite vapor d'acqua. A seconda delle dimensioni della camera di sterilizzazione, le autoclavi per sterilizzare a vapore si dividono in grandi e piccole. Le autoclavi grandi sono quelle in grado di accogliere al loro interno un modulo di sterilizzazione, che è un parallelepipedo immaginario di dimensioni 300mwxq mm × 300mwxg mm × 600mwxw mm. Le autoclavi piccole hanno un volume insufficiente ad accogliere il modulo di sterilizzazione. Le normative di riferimento per le prestazioni di sterilizzazione variano a seconda che l'autoclave sia classificata come grande o piccola. Le autoclavi piccole sono classificate in tipo B, tipo S o tipo N a seconda delle prestazioni del ciclo. Le piccole autoclavi di tipo B hanno prestazioni equivalenti alle grandi autoclavi ospedaliere (B sta per big) e sono in grado di sterilizzare carichi con cavità, carichi porosi e carichi solidi (cioè privi di cavità o porosità), sia confezionati sia no. Le autoclavi di tipo S sono in grado di sterilizzare carichi solidi non imbustati e almeno un altro tipo di carico tra quelli elencati per le autoclavi di tipo B; quale tra questi viene specificato dal costruttore (S sta per specified). Le autoclavi di tipo N possono sterilizzare solo carichi solidi non confezionati (N sta per naked). Nel processo di riscaldamento, il dispositivo distrugge tutti i microbi patogeni conosciuti, il volume del dispositivo gli consente di funzionare in modo efficiente, chiudendo più lattine contemporaneamente. Nel caso il carico sottoposto ad autoclavaggio sia costituito da alimenti, minerali e vitamine sono preservati, grazie a un coperchio ben fissato che impedisce all'acqua di bollire.
Principio di funzionamento
Nelle autoclavi per mwygsterilizzazione a vapore, l'azione microbicida è data dal calore. L'acqua viene fatta bollire in pressione, creando mwywvapore saturo, che va a condensare sul carico da sterilizzare, riscaldandolo. Per garantire che il vapore raggiunga in maniera efficace tutte le parti del carico, è necessario rimuovere l'aria dalla camera di sterilizzazione, in quanto questa crea delle zone più fredde nelle quali la temperatura potrebbe rimanere al di sotto di quella di sterilizzazione. Se il carico da sterilizzare presenta delle cavità o delle porosità è inoltre necessario rimuovere l'aria da questi volumi, in modo che vi possa penetrare il vapore. Per la rimozione dell'aria esistono diverse tecniche, come usare un flusso di vapore che attraversa la camera di sterilizzazione o effettuare delle fasi di vuoto prima della sterilizzazione, nelle quali l'aria viene asportata con una mwzapompa a vuoto. Se l'autoclave viene caricata con carichi confezionati, è necessario che al termine della sterilizzazione sia in grado di asciugare il carico in modo da minimizzare il contenuto delle condense. Una presenza elevata di condense può infatti far decadere l'effetto barriera della confezione (che in genere è fatta di carta o tessuto) e favorire la crescita di substrati batterici. Lo standard per la sterilizzazione in ambiente di laboratorio è di 20 minuti a 121 °C alla pressione di 2 bar (circa 2 atm) o 134 °C alla pressione di 3 bar.cite-ref-1[1]
Note
cite-note-11. ↑ mwbwmwcamwcqWater Boiling Points at Higher Pressures, su mwcgwww.engineeringtoolbox.com. mwcwURL consultato il 1º giugno 2022.
Voci correlate
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